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EME - Ari Foligno

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EME: La Luna come Specchio delle Radiofrequenze

L'attività dei radioamatori che utilizzano la Luna come riflettore naturale è conosciuta come EME (Earth-Moon-Earth) o "Moonbounce". È considerata l'università del radiantismo, poiché rappresenta una delle sfide tecniche più complesse e affascinanti nel mondo delle telecomunicazioni.
Ecco un articolo che esplora le basi, le sfide e il fascino di questa disciplina.

Per la maggior parte delle persone, la Luna è solo un satellite che illumina le notti terrestri. Per un gruppo ristretto di appassionati radioamatori, invece, è un enorme riflettore passivo situato a circa 384.400 km di distanza. Comunicare tramite la Luna significa inviare un segnale nello spazio, farlo rimbalzare sulla superficie lunare e riceverlo di ritorno sulla Terra.

1. Come funziona il "Moonbounce"

Il concetto è semplice, ma la realizzazione è estrema. Un segnale radio viene puntato verso la Luna tramite antenne ad alto guadagno. Poiché la superficie lunare è molto irregolare e poco riflettente (ha un "albedo" radio molto basso), solo una minima frazione del segnale torna indietro.
Il viaggio totale è di circa 800.000 chilometri, il che comporta un ritardo (eco) di circa 2,5 secondi. Sentire la propria voce o il proprio segnale Morse che torna indietro dopo due secondi e mezzo è un'emozione che ogni operatore EME descrive come magica.

2. Le Sfide Tecniche

Operare in EME non è per tutti; richiede pazienza e precisione chirurgica:

  1. Attenuazione di tratta: La perdita di segnale è mastodontica. Nelle frequenze comunemente usate (come i 144 MHz o i 1296 MHz), l'attenuazione può superare i 250 dB. È come cercare di illuminare una montagna a chilometri di distanza con una piccola torcia tascabile.
  2. Effetto Doppler: Poiché la Terra ruota e la Luna si muove nella sua orbita, la frequenza del segnale subisce uno spostamento (Doppler) che deve essere continuamente corretto via software o manualmente.
  3. Rotazione di Faraday: L'atmosfera terrestre (ionosfera) ruota la polarizzazione dei segnali radio, rendendo a volte difficile la ricezione se le antenne non sono perfettamente allineate.

3. L'Equipaggiamento: Grandi Antenne e Poco Rumore



Per vincere la sfida del Moonbounce, le stazioni radioamatoriali si trasformano in veri e propri centri di ricerca:

  1. Sistemi di antenne: Spesso si vedono "array" di 4, 8 o 16 antenne Yagi accoppiate, oppure grandi parabole (dai 3 metri di diametro in su).Puntatori automatici: Poiché la Luna si muove, le antenne devono essere inseguite da rotori computerizzati che seguono le coordinate celesti (Azimut ed Elevazione).
  2. LNA (Low Noise Amplifiers): Ricevere un segnale così debole richiede preamplificatori a bassissimo rumore, spesso montati direttamente sul palo dell'antenna per evitare perdite nei cavi.

4. La Rivoluzione Digitale

In passato, l'EME era riservato solo a chi possedeva potenze enormi e antenne gigantesche per comunicare in CW (Codice Morse). Oggi, grazie ai modi digitali ideati dal premio Nobel Joe Taylor (K1JT), come il software WSJT-X e il protocollo Q65 o JT65, è possibile decodificare segnali che sono letteralmente "sotto il rumore", rendendo l'EME accessibile anche a stazioni più modeste.

Perché farlo?

Oltre al prestigio tecnico, fare EME permette di collegare stazioni in tutto il mondo che non sarebbero raggiungibili via radio diretta. È una prova di abilità, studio e perseveranza. In un'era dominata dai satelliti e da Internet, il Moonbounce rimane l'ultima frontiera del romanticismo tecnologico.

Nota per il lettore: Se vuoi ascoltare un segnale EME, non hai bisogno di una stazione trasmittente. Molti radioamatori utilizzano i WebSDR (radio online) collegati a grandi parabole per permettere a chiunque di sentire il "fischio" dei segnali che tornano dalla Luna.



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